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La Presidente della Fondazione Progettoautismo FVG premiata a Roma per l’impegno civile e la tutela dei diritti. Tra le premiate della XXXV edizione anche la cantante Giorgia.

Nella solenne cornice della Sala della Protomoteca in Campidoglio, si è svolta ieri la XXXV edizione del Premio Minerva “Anna Maria Mammoliti”, il primo riconoscimento in Italia dedicato esclusivamente all’eccellenza femminile. Tra le protagoniste di questa prestigiosa edizione, Elena Bulfone, Presidente della Fondazione Progettoautismo FVG, è stata insignita del premio per il suo straordinario impegno civile e la dedizione nel trasformare la fragilità in opportunità sociale.

Il Premio Minerva, fondato nel 1983 da Anna Maria Mammoliti, celebra donne che si sono distinte nel campo del sapere, delle arti, dell’impegno sociale e dell’imprenditoria. Elena Bulfone ha condiviso il palco con altre figure di rilievo internazionale e icone della cultura italiana, tra cui la celebre cantante Giorgia, sottolineando il valore trasversale del contributo femminile alla crescita del Paese.

Durante il suo discorso di ringraziamento, Elena Bulfone ha voluto dedicare il premio all’intera comunità della Fondazione:

“Questo riconoscimento non appartiene soltanto a me, ma a tutta la grande famiglia della Fondazione Progettoautismo: alle persone con autismo e alle loro famiglie, ai nostri preziosi collaboratori, ai volontari e a tutti quelli che ogni giorno scelgono di non arrendersi alla fragilità, ma di trasformarla in possibilità. Credo profondamente che il valore di una società si misuri da come guarda le persone più fragili: non con pietà, ma con rispetto, con la responsabilità e il coraggio dell’impegno quotidiano.”

L’occasione è stata fondamentale per accendere i riflettori nazionali sul Villaggio “Enzo Cainero”, l’innovativo progetto di cohousing in fase di realizzazione che ospiterà oltre 60 persone con autismo assieme ai familiari e badanti specializzati. Il centro offrirà ambienti multisensoriali per abilitare altri 40 bambini, un ristorante, una biblioteca, un’ infermeria, una palestra e una sartoria.

“In questi anni ho imparato una cosa importante: le persone non possono essere rinchiuse dentro quattro mura ma nemmeno dentro un metodo, ” ha aggiunto la Presidente. “Quando un metodo diventa un’etichetta rigida, rischiamo di vedere solo un pezzo della persona e non la sua interezza. Ogni essere umano è molto di più della propria diagnosi.”

Elena Bulfone ha concluso sottolineando che riceve questo premio non come un punto di arrivo, ma come un impegno a continuare a costruire inclusione, diritti e futuro.

 

DISCORSO INTEGRALE ELENA BULFONE

Buonasera a tutti,
sono profondamente onorata di ricevere il Premio Minerva Anna Maria Mammoliti, dedicato all’eccellenza femminile e all’impegno civile.
Lo accolgo con gratitudine e con emozione.
Questo riconoscimento non appartiene soltanto a me, ma a tutta la grande famiglia della Fondazione Progettoautismo : alle persone con autismo e alle loro famiglie, ai nostri preziosi collaboratori, ai volontari e a tutti quelli che ogni giorno scelgono di non arrendersi alla fragilità, ma di trasformarla in possibilità.
Ci tengo a farvi partecipi del nuovo progetto di cohousing Enzo Cainero di architettura funzionale e generativo di qualità urbana e sociale, in fase di realizzazione che ospiterà oltre 60 persone con autismo assieme ai familiari e i badanti specializzati in un contesto altamente accessibile e sicuro che offrirà ambienti multisensoriali per abilitare altri 40 bambini oltre i 98 che già abbiamo in carico, verranno inoltre realizzati un ristorante una biblioteca, un infermeria, una palestra e una sartoria.
La nostra Fondazione si onora di essere un esempio concreto per il Paese: un luogo dove la genitorialità competente incontra la professionalità e si lavora per costruire vite vere, destini possibili, futuro.
In questi anni ho imparato una cosa importante: le persone non possono essere rinchiuse dentro quattro mura ma nemmeno dentro un metodo.
Perché quando un percorso diventa un’etichetta rigida, rischiamo di vedere solo un pezzo della persona e non la sua interezza.
Ogni essere umano è molto di più della propria diagnosi o dei suoi agiti comportamentali.
Per questo crediamo in un approccio umano, competente e realmente olistico in cui possano stare assieme salute e attività sportiva, educazione speciale e relazioni significative, allenamento all’ ascolto e doverizzazione, dignità e bellezza.
Una grande bellezza in cui coesistono in armonia ambienti, persone e relazioni sane, parole e attività, perchè anche la bellezza è una cura di per sé stessa e crea fiducia
Credo profondamente che il valore di una società si misuri da come guarda le persone più fragili: non con pietà, ma con rispetto, con la responsabilità e il coraggio dell’impegno quotidiano.
Per questo ricevo questo premio non come un punto di arrivo, ma come un impegno a continuare.
A continuare a costruire inclusione.
A continuare a costruire diritti.
A continuare a costruire futuro.
Dedico questo premio a mio figlio Alessandro mio grande maestro, a mio marito Enrico e mia figlia Martina grandi anime al mio fianco